Amabile Giusti, A un solo passo da te

L’amore arriva come un fulmine, quando meno ce l’aspettiamo, nelle situazioni più improbabili e coinvolge come una tempesta anche chi all’amore e nell’amore non crede, chi non pensa che un giorno possa innamorarsi, chi è convinto di avere gli strumenti adeguati per non cadere nella trappola, chi cammina con una corazza che crede tanto granitica quanto indistruttibile e che, invece, risulta composta di un materiale “scadente”. È questa la tematica che Amabile Giusti, ex avvocato calabrese, affronta nel romanzo A un solo passo da te (Amazon Publishing, 2020).

Divisa in due parti, la prima narrata dal punto di vista di Anna May e la seconda di Chayton Craig, la vicenda ruota per l’appunto intorno al complesso universo dei sentimenti inspiegabili e potenti a tal punto da non riuscire a sottrarsi, ad evitare il dolore: «Era la prima volta che mi innamoravo. E purtroppo fu anche l’ultima».

La bellezza di innamorarsi

Le sorelle gemelle Anna e Lorna May si spostano continuamente con la madre da una parte all’altra dell’America, fino a quando giungono a Idaho e dopo un inizio idilliaco, il rapporto tra le due sedicenni si allenterà per via di un ragazzo, Chayton Craig, un nativo americano sul quale girano strane voci. In paese, infatti, si dice che sia un cattivo soggetto, marcio nell’anima, ma ciò non impedisce ad Anna May di innamorarsene profondamente. Appassionata di stelle e con il sogno di diventare astrofisica, la ragazza vive nel suo mondo fantastico e con i libri sempre a portata di mano, un mondo in cui non c’è posto per la gente né per l’amore. Chayton rappresenta un’eccezione: «lui mi era entrato dentro come un virus di quelli subdoli, che ti basta stringere la mano di qualcuno o respirargli accanto e il tuo sistema immunitario dà di matto per difenderti da un’aggressione ignota».

Anna May entra, dunque, in un tunnel dal quale non può e non vuole uscire, nonostante i ripetuti avvertimenti degli amici, della sorella e dello stesso Chayton, il quale più volte l’ammonisce di non essere un bravo ragazzo. Ma l’abilità straordinaria della ragazzina è di andare oltre le parole della gente, che spesse volte sono il risultato di un’interpretazione errata della realtà, di andare oltre l’apparenza per scorgere la vera essenza: «le persone – dice Anna May alla sorella – non vogliono fare la fatica di andare oltre la superficie e si soffermano sulla patina luccicante. Magari sotto c’è la plastica, ma loro si fanno bastare lo strato esterno». Intenzionata a dimostrare, a se stessa in primis, che Chayton non è il diavolo in persona come tutti credono, Anna May gli resta accanto, anche a sua insaputa, andando contro tutto e tutti, difendendolo probabilmente da chi è molto più cattivo di lui. Diventa una sorta di angelo custode, seguendo i suoi passi come se fosse la sua ombra, indagando (o tentando di indagare) nella sua vita, sulla sua famiglia, su chi sia veramente. Ma il muro che li divide sembra indistruttibile: «è inutile che piangi – le dice Chayton – tanto al mondo non importa delle tue lacrime. Prima lo capisci e prima cominci a proteggerti dai calci».

Tuttavia, ogni azione ha delle conseguenze e mentre Lorna May è un raggio di felicità, senza per ciò trascurare la sorella, Anna May sente di aver perso il senso dell’orientamento, un dolore atroce s’impossessa di lei, come se il suo cuore fosse ripetutamente trafitto da una spada, nel rendersi conto che per Chayton è trasparente, del tutto insignificante. Ciò nonostante è incapace di provare odio nei suoi confronti, desidera fargli male, ma al contempo lo protegge da qualsiasi forma di sofferenza, vorrebbe andare via da lui, ma nello stesso momento vorrebbe stringerlo a sé: «a un tratto, il mio cuore intero glielo donai in modo definitivo: era suo, ero sua, e nessuno mi avrebbe potuto impedire di appartenergli».

Il legame indissolubile fra sorelle

La difficoltà di avvicinarsi a Chayton diventa maggiore quando Anna May comprende che la sorella si è innamorata di lui. Poiché il loro rapporto non può e non deve incrinarsi a causa di un ragazzo, Annie (come la chiama Chayton) fa un passo indietro, pur non riuscendo del tutto a (re)stargli lontana.

La sua esistenza è ormai piena di lui, ha un senso solo se c’è lui e da questo momento in poi l’autrice intreccia quella storia d’amore, a tratti impossibile, con il legame esistente fra le sorelle. Un legame indissolubile che tuttavia s’incrina, ma senza distruggersi completamente.

Nel prosieguo della narrazione, grazie anche al ricorso alla prima persona, è come se Anna May ci prendesse per mano e ci portasse con lei nel suo mondo, fra le pieghe dei suoi pensieri più reconditi, fra le sue emozioni, nel turbinìo dei suoi sentimenti contrastanti. I suoi timori diventano i nostri, le sue sofferenze e le sue speranze diventano le nostre: «non era importante quel che mi faceva male: era importante cercare un modo per impedire al male di togliermi il respiro». Con lei abbiamo voglia di capire e scoprire cosa si cela nella parte più profonda dell’anima di Chayton, quale terribile segreto porta dentro di sé e perché preferisce restarsene in disparte e tormentarsi nella sua solitudine piuttosto che accettare l’aiuto incondizionato di una ragazzina che non chiede nulla in cambio. E poi, all’improvviso, una consapevolezza: «capii che non è il caos a impedire alle anime di spezzarsi, ma basta una voce gentile, basta lo sguardo di qualcuno che crede che tu possa farcela, basta la fiducia di chi sa che non sei il mostro che tutti descrivono, basta una sola persona che riesca a vedere la luce che hai dentro».

Il tempo passa, ma l’amore resta

La seconda parte del romanzo, affidata al racconto introspettivo di Chayton, è il momento dei disvelamenti, l’età delle consapevolezze, la maturità di fare chiarezza dentro e fuori di sé, di far luce sui propri sentimenti e accettarli: «E più la respingevo, più mi accorgevo di fingere, perché non volevo più fidarmi, perché ero stato sempre tradito. Più combattevo contro di lei, più mi rendevo conto di stare combattendo contro me stesso».

Quando torna a Idaho, qualche anno dopo, Chayton non è più lo stesso ragazzino di allora. Si è arruolato nell’esercito in Iraq e a una gamba persa fa da contraltare il possesso di una medaglia di valore. L’incontro con Anna May non lo lascia indifferente, anzi. È come se tutto quel tempo non fosse mai veramente passato, anche se lei non è più la ragazzina di un tempo, ma una donna prossima al matrimonio. In quel frangente, Chayton capisce di essere innamorato di lei, convinto però di non essere capace di amare; avverte il bisogno «di condividere esperienze, di appartenere a qualcuno, di smetterla d’essere un’isola per aggrapparmi alla terraferma e diventare parte di qualcosa», pur nella convinzione di non essere altro che una nullità. E non a torto, allora, Platone scrive nel Convivio: «Non esiste uomo tanto codardo che l’amore non renda coraggioso e trasformi in un eroe».

L’uno e l’altra si accorgono che, nonostante la distanza, sono legati da un sentimento innegabile e il nome di Chayton ancora tatuato sulla spalla di Annie è la dimostrazione che il trascorrere inesorabile del tempo è inversamente proporzionale a un amore che va ben oltre la dimensione spazio-temporale.

Adatto perlopiù a un pubblico di adolescenti, specie per quanto attiene il profilo psicologico dei personaggi sia maschili che femminili, il romanzo è una piacevole lettura anche per chi ha ormai superato la fase adolescenziale, poiché trasporta nell’universo tanto ingenuo quanto complicato di ciò che siamo stati, una parte di vita che fa parte di noi, perché delle scelte di allora rappresentiamo (anche parzialmente) ciò che oggi siamo.

© Antonietta Florio

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