Georges Simenon, L’uomo che guardava passare i treni

Kees Popinga incarna perfettamente la crisi dell’individuo moderno, la sua alienazione, l’abbandono a un’esistenza che versa in uno stato di torpore apparentemente senza via d’uscita.

Scaturito dalla penna di Georges Simenon, Popinga è quarantenne, marito e padre di famiglia, che vive secondo una sola legge: la consuetudine. Onde ne deriva tedio, noia, angoscia e una valvola di sfogo è rappresentato da quel treno che di tanto in tanto gli capita di vedere.

È proprio il fischio di un treno a scuoterlo improvvisamente. Un piccolissimo, ma rumoroso dettaglio che lo conduce inequivocabilmente a una grande scoperta. L’onore e la rispettabilità, il lavoro e la famiglia portati avanti per una questione d’abitudine semplificano la vita.

Eppure arriva il momento della resa dei conti con se stessi e risulterà vano qualsivoglia tentativo di rifuggire da essa. Ad un certo punto della vita, l’esame introspettivo diventa eticamente e moralmente obbligatorio per tirare le somme e comprendere se tutto ciò che è stato fatto fino ad allora sia stato giusto o meno, sempre sulla base delle proprie scelte e volontà.

Cicerone – per estensione – potrebbe intervenire a pieno titolo con la teoria delle personae, secondo la quale ogni individuo costruisce la sua propria libertà personale a seconda del ruolo che esercita. Le personae, la cui traduzione letterale è “maschera” (e nel De Officiis è esemplare l’analogia con il poeta, che mediante la penna attribuisce un ruolo e un posto determinato ad ogni personaggio sapientemente modellato) sono quattro. La prima riguarda l’umanità intera; la seconda tralascia la generalizzazione, focalizzandosi più sul particolare; la terza vede l’intervento della fortuna/caso; l’ultima – pertinente a Popinga – concerne la messa in atto di una pratica dettata dal proprio iudicium, derivante dalla propria libera scelta.

E difatti, il personaggio di Simenon attua una révolution all’insegna della soggettività dopo aver acquisito una consapevolezza granitica:

“Per quarant’anni mi sono annoiato. Per quarant’anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci. Adesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli”

Ed ecco che finalmente la teoria diventa pratica, al pensiero fa seguito l’azione e quel treno, così a lungo desiderato, diventa realtà vera. Una realtà che traghetta verso un’altra realtà, verso una nuova vita. O forse, l’approdo altro non è che la prosecuzione della medesima recita sul palcoscenico della vita, e ciò che cambia è l’approccio nei suoi confronti.

Antonietta Florio

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...