L’alienazione nella produzione letteraria di Alberto Moravia

«Un disgusto opaco l’opprimeva; i suoi pensieri non erano che aridità, deserto; nessuna fede, nessuna speranza alla cui ombra riposare e rinfrescarsi; la falsità e l’abbiezione di cui aveva pieno l’animo egli le vedeva negli altri, sempre, impossibile strapparsi dagli occhi quello sguardo scoraggiato, impuro che si frapponeva tra lui e la vita; un po’ di sincerità, si ripeteva riaggrappandosi alla sua vecchia idea fissa, “un po’ di fede… e avrei ucciso Leo… ma ora sarei limpido come una goccia d’acqua.” Si sentiva soffocare; guardò Lisa, pareva contenta: “Come vivi?” avrebbe voluto gridarle: “sinceramente? con fede? dimmi come riesci a vivere.” I suoi pensieri erano confusi, contraddittori: “E ancora” pensava con un brusco, disperato ritorno alla realtà, “forse questo dipende soltanto dai miei nervi scossi… forse non è che una questione di denaro o di tempo o di circostanze.” Ma quanto più si sforzava di ridurre, di semplificare il suo problema, tanto più questo gli appariva difficile, spaventoso. “È impossibile andare avanti così.” Avrebbe voluto piangere; la foresta della vita lo circondava da tutte le parti, intricata, cieca; nessun lume splendeva nella lontananza: “impossibile”.» (A. Moravia, Gli indifferenti)

Il contrasto tra l’artista e la borghesia che si verifica in epoca romantica, si acuisce nel corso del Novecento, soprattutto in Italia, anche a causa delle condizioni socioeconomiche del paese. L’universo borghese è indagato massicciamente da Alberto Moravia, al cui tema dedica il suo primo romanzo Gli indifferenti (1929) e il successivo La noia (1960).

Il punto di contatto dei due testi è rappresentato dalla perdita di contatto con la realtà da parte dell’individuo borghese, il quale curandosi esclusivamente del denaro e, dunque, costruendo la propria esistenza intorno al culto e all’estetica del possesso, si disumanizza. Il borghese si depersonalizza, diventa un automa e mistifica sia le cose del mondo sia il rapporto che stabilisce (o tenta di stabilire) con le stesse.

Ne Gli indifferenti, Michele è la fedele e diretta incarnazione del giovane sterile, impotente e incapace di compiere atti nobili e decorosi intellettualmente, come ad esempio difendere la proprietà della famiglia. Ne La noia, invece, il protagonista Dino è il simbolo di una nuova forma di alienazione.

L’analisi della borghesia

Alberto Moravia (1907-1990), segnato in età adolescenziale da una tubercolosi ossea che lo costringe a trascorrere lunghi periodi in sanatori montani, si forma da autodidatta e l’impossibilità di partecipare alle scuole, ha come conseguenza l’esclusione sociale e la distanza dal mondo borghese di cui egli ne è parte.

Sospettato dal regime per le sue posizioni antifasciste, Moravia viaggia per l’Europa e l’America, collaborando con alcuni giornali e cogliendo l’occasione per ampliare i propri orizzonti sociali e culturali. Il matrimonio con Elsa Morante risale al 1941 e si protrae fino al 1962, quando i due si separano, pur senza divorziare.

Come detto poc’anzi, l’opera letteraria di Moravia è incentrata principalmente sulla borghesia, una categoria contrassegnata da ipocrisia, decadenza di valori, disincanto e indifferenza, il tutto acuito dal pessimismo di non vedere alternative. È per questo che Michele de Gli indifferenti, incapace di vivere e provare sentimenti autentici in un mondo che ha ormai perso la sua autenticità, si rifugia nel passato, un modo per opporsi alla sterilità dell’esistente.

La corrispondenza tra la realtà e la produzione dello scrittore è ravvisabile nelle tematiche del culto del denaro e del sesso, essendo questi i due poli entro i quali gli uomini trovano il motivo e il modo di vivere. Nel mezzo c’è Agostino, un tredicenne che scopre il sesso prima e le distinzioni sociali poi, la quale scoperta alimenta nel suo animo il sogno di vivere in un mondo in cui tali brutture siano pressoché inesistenti.

La scoperta del proletariato

L’improduttività della borghesia spinge Moravia a celebrare il proletariato come emblema di una profonda e netta rigenerazione della società, accentuando maggiormente l’antitesi tra la “malattia” borghese e la vitalità del popolo e precorrendo gli anni del Neorealismo.

Ciò nonostante, lo scrittore continua la sua produzione sulla medesima strada, senza discostarsi dalle tematiche di fondo. Esemplare è Il conformista, in cui Marcello ossessionato dal senso di colpa per un omicidio che crede di aver commesso da ragazzo, ricerca spasmodicamente la normalità, illudendosi di averla trovata nell’adesione al fascismo, diventando infine un sicario nell’assassinio di un antifascista.

Con La noia, Alberto Moravia torna nuovamente ad affrontare il tema della spersonalizzazione, della reificazione e dell’alienazione dell’essere borghese. Dino, il protagonista, è annoiato perché non riesce a stabilire una relazione con il mondo, con una realtà denudata di ogni senso:

«Il sentimento della noia nasce in me da quello dell’assurdità di una realtà, come ho detto, insufficiente ossia incapace di persuadermi della propria effettiva esistenza.»

Si illude di aver trovato una sorta di equilibrio quando conosce Cecilia. La ragazza diventa la sua unica realtà, tangibile perché posseduta per mezzo del rapporto sessuale, ma fondamentalmente inafferrabile, tanto che egli comincerà a dispensarle somme di denaro dopo ogni amplesso, ma ritrovandosi poi, ineluttabilmente, ad alzare bandiera bianca.

Nella produzione moraviana, e più in particolare ne La noia, questa è intesa in modo completamente diverso rispetto a Pascal e Leopardi. Trattasi di un sentimento individuale profondamente radicato nella società. Quindi, la noia è il “prodotto dell’alienazione, ovvero dell’interruzione del rapporto tra la realtà e le persone, tra il soggetto e l’oggetto, tra l’artista e la materia”.

Insomma, Moravia affronta i temi dell’attualità e i problemi ad essa connessi. Le sue idee, i suoi pensieri, le sue riflessioni baluginano nel panorama letterario non solo di quegli anni, ma anche del giorno d’oggi, testimoniandone la preziosità del suo apporto alla cultura italiana. Un autore, dunque, da conoscere!

© Antonietta Florio

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