Vittorio Nazzareno Pasqua, Il pensiero umanistico nella cultura contemporanea

«È facile dire che la realtà è problematica perché è instabile; è facile dire che l’uomo deve rassegnarsi alla natura precaria, perché non si può concepire sicurezza alcuna in questo mondo. Il difficile è trovare le cause che possano immetterci nella risoluzione dei problemi.» (V. N. Pasqua, Il pensiero umanistico nella cultura contemporanea)

L’uomo che con le sue difficoltà vive in un mondo sempre più in crisi è il fulcro intorno al quale ruota e si costruisce il cosiddetto “Pensiero debole”, una corrente filosofica postmoderna, i cui massimi esponenti sono Nicola Abbagnano, Friedrich Nietzsche e Gabriel Marcel. Per essi è finita l’era del rigore e della certezza ed è cominciata l’epoca della vaghezza allusiva e della libera asserzione; di conseguenza, il dramma dell’uomo è rappresentato dalla sospensione tra il problema della certezza e la ricerca della verità, oltre che dalla presa di coscienza di “essere immerso nel finito, nel tempo, nella storia”.

Tale è la tesi di fondo del saggio breve di Vittorio Nazzareno Pasqua, Il pensiero umanistico nella cultura contemporanea, che, a partire dalla ricerca dell’uomo, intende indagare le cause e/o i fenomeni che hanno determinato la nascita del suddetto pensiero. L’indagine riguarda primariamente due movimenti filosofici noti: l’esistenzialismo, cui rappresentante è Søren Kierkegaard e pone in primo piano la riscoperta dell’esistenza, «intesa come modo di essere tipico dell’uomo nella sua vita individuale e particolare». L’altro è il neo-illuminismo, fondato da Nicola Abbagnano, e non solo raggruppa spiriti delle più diverse correnti di pensiero, ma si propone di rinnovare la problematica filosofica, politica e sociale.  

Come già accennato, la parola-chiave del presente saggio è l’uomo, visto e considerato in tre diversi modi dai tre nuovi filosofi: l’uomo come problema (Nicola Abbagnano); l’uomo come mito (Friedrich Nietzsche); l’uomo come credenza (Gabriel Marcel).

Il proposito di Abbagnano è liberare l’uomo dall’angoscia che turba e complica la sua esistenza, mediante un atteggiamento pragmatico e concreto. Ciò comporta che l’essere umano, pur nella consapevolezza del suo dramma, affronti l’instabilità della vita e ne combatta le difficoltà, poiché la sua forza, così come la sua possibilità e la sua libertà risiedono proprio in questa battaglia, quale manifestazione dell’evoluzione dell’esistenza:

«Sappiamo, infatti, che la vita, la realtà tutta, è instabilità, è precarietà […] l’uomo non potrà rinnegare questa realtà, ma la deve affrontare, altrimenti tradirebbe la sua stessa missione di uomo. In fondo, l’uomo può realizzarsi solo nella sua ineliminabile instabilità.»

L’arma di cui l’essere umano può avvalersi è, secondo Abbagnano, la ragione. È per mezzo di essa, infatti, che la realtà diventa soggettiva, una costruzione personale e continuamente soggetta a (ri)elaborazione. Qui, la secolare antitesi razionale-irrazionale perde terreno, non ha più ragione d’essere, poiché l’approccio raziocinante si configura come una vera e propria metodologia d’azione della e nella soggettività dell’uomo, essere reale non ideale, vivente del e nel mondo e non al di fuori di esso.

In siffatto modo, l’essere umano ricerca se stesso per conoscersi e comprendersi, affronta la realtà e s’incammina, costruendolo, verso il suo destino. Ecco, dunque, il trait d’union della filosofia e della pedagogia. Se la prima “non ha un oggetto, ma un compito”, se è strumento di trasformazione e miglioramento della realtà, la seconda si erige sul filosofare, su un pensiero o atto d’intelligenza che è pratica e applicazione.

Quindi,

«l’uomo deve essere educato ad impegnarsi, a scegliersi e a decidersi, secondo la possibilità razionale che gli è propria, per fondare così una pedagogia di stile operativistico tenendo lontano ogni dogmatismo o idealismo. Solo questa pedagogia può risolvere le esigenze problematiche dell’uomo.»

A questo punto, Vittorio Nazzareno Pasqua passa in rassegna la speculazione filosofica nietzschiana, che ruota intorno all’Übermensch. Il Superuomo è colui che conosce il bene e il male, è «il centro dell’equilibrio del mondo, senza di lui tutto sarebbe insignificante». Ancora, è colui che in nome della volontà, che illumina l’intelligenza, è in grado di superare qualsiasi tormento esistenziale e al “tu devi” kantiano contrappone l’“io voglio”.

L’autore rendiconta che, a differenza del pragmatismo di Abbagnano, Nietzsche è un idealista. Riconosce che questi è un pensatore sì eccellente, ma dimidiato, in quanto pur affrontando una problematica umana generale e universale, non riesce a capire il significato particolare di ciascun singolo.

Ultimo filosofo che Pasqua pone all’attenzione è Gabriel Marcel, fondatore dell’esistenzialismo mistico. Egli concepisce l’uomo come anima, che si identica con l’io che s’incarna, e corpo. Tale dualismo, non ricalca quello cartesiano, dal quale, anzi, Marcel prende le distanze, ma rappresenta il rapporto tra l’uomo e il mondo.

In ciò risiede la più alta aspirazione umana: l’Assoluto. Questa consapevolezza, questo bisogno di trascendenza, si attua tramite tre forme di vita: la speranza, l’amore e la fede.

Gli uomini sono legati dalla stessa speranza, quale «arma dei disarmati», nel Trascendente e sono uniti gli uni gli altri dall’amore, “disponibilità che si realizza con l’altro”, «dato ontologico essenziale che rivela l’essere», “strada metafisica che conduce all’Essere”. Il rapporto con l’Essere è suggellato dalla fede, che illumina e valorizza l’uomo nel suo aspetto più nobile. Più particolarmente, il discorso di Gabriel Marcel è:

«precisare in cosa consiste la mia partecipazione all’essere del mio esistere e studiare come si possa affermare ciò per un rapporto alla trascendenza: insomma cercare la verità di me e di come sono legato al Trascendente.»

In definitiva, fra tradizione e novità, in un’epoca come quella odierna in cui la scienza e la techné sono ben lungi dall’aver eliminato instabilità e precarietà, i filosofi del “Pensiero debole”, smantellano la concezione della filosofia come armonia totale e sulle ceneri di quella medesima armonia infranta rendicontano dei problemi degli individui, immersi nel tempo, nella storia, nel finito.

© Antonietta Florio

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