Giorgione

Giorgione è uno dei maggiori pittori veneti del primo Cinquecento, ma ad oggi non è una figura molto nota. Non conosciamo il suo cognome, le sue opere certe sono poche e scarsi sono anche i documenti. Giorgio Vasari è l’unico ad avere notizie attendibili riguardo la sua vita e talune caratteristiche pittoriche. La ragione di ciò potrebbe essere riconducibile alla destinazione dei suoi quadri. Infatti, se prima le opere vengono commissionate dai papi e/o dai poteri pubblici e sono posti in luoghi generalmente frequentati da larghe masse di persone, Giorgione – formatosi nella bottega di Giovanni Bellini – lavora soprattutto per i privati, e i quadri, esposti e conservati nei loro palazzi, possono essere ammirati solo da pochi intenditori.

I temi e i soggetti sono profani e, perciò, difficilmente interpretabili, dal momento che il pittore vi attribuisce, in questi casi, significati che allo spettatore restano oscuri.

Se a Firenze l’uomo domina lo spazio che lo circonda mediante la legge matematica della prospettiva, a Venezia si tende a privilegiare lo studio della natura e instaurare fra essa e l’individuo un rapporto paritario ed equilibrato. Se nella prima la linea definisce tanto lo spazio quanto gli oggetti secondo un codice mentale, nella Serenissima domina il colore come lo vediamo in natura. Pertanto, gli elementi che caratterizzano l’arte di Giorgione sono l’amore per la natura, la convivenza in essa e con essa degli oggetti che sono coordinati mediante l’intonazione dei diversi colori.

La prima opera che gli viene attribuita è la Madonna in trono col Bambino fra i Santi Liberale e Francesco, meglio nota coma la Pala di Castelfranco. La tavola riprende la tradizione sia per quanto concerne il tema della “sacra conversazione”, sia per quanto riguarda la posizione dei santi laterali alla Madonna, sia infine, per ciò che riguarda l’altezza del trono, che ricorda la Pala di San Cassiano di Antonello da Messina. Da notare la posizione della Madonna in posizione elevata rispetto alla composizione ad evidenziare il suo ruolo di tramite tra sacro e profano, tra interno e mondo esterno.

Alla prospettiva aerea di Leonardo da Vinci, Giorgione sostituisce la prospettiva cromatica. Dall’atteggiamento rilassato dei personaggi, complice anche una luce attenuata, dalla loro pensosità e dal distendersi del paesaggio silenzioso nasce una dolce malinconia, un’intimità sognante che rappresentano appieno l’animo giorgionesco.

Secondo il Vasari, il pittore dal 1507 attua una rivoluzione pittorica, dipingendo unicamente con i colori, senza il disegno, che già nella Pala di Castelfranco appare limitato all’intelaiatura prospettico-architettonica. Per Giorgione, abolire il disegno vuol dire abolire la linea che contorna l’oggetto separandolo dagli altri e facendolo vivere esclusivamente mediante il proprio colore, a contatto diretto, con il colore dell’oggetto propinquo, tale che l’un colore influenza l’altro e tale da influenzarsi reciprocamente.

Se è vero che la natura è fatta di colori, è soltanto per loro tramite che si può giungere a comprenderne il suo significato più intimo, profondo. Tale è il presupposto per comprendere i tre dipinti a tema laico del Giorgione: I tre filosofi, La tempesta, Venere dormiente.

I tre filosofi

Ciò che è importante nel dipinto I tre filosofi (conservato al museo di Vienna) non è tanto chiedersi chi siano e cosa stiano facendo i tre personaggi (un giovane seduto sulla riva intento a compiere misurazioni, un arabo meditabondo e un vecchio con la barba lunga che mostra un foglio con segni astronomici), quanto piuttosto il loro essere immersi nella natura, la loro compartecipazione.

Mentre nella tradizione pittorica fiorentina (e anche in Leonardo Da Vinci) si vuole esprimere la superiorità dell’uomo sulla natura, la padronanza che l’uomo ha dello spazio che lo circonda, nell’arte giorgionesca l’importanza della presenza umana diminuisce, senza però annullarsi del tutto. L’intento è, infatti, dimostrare il rapporto paritario ed equilibrato tra l’uomo e il luogo in cui egli vive.

Le tre figure sono appartate contro un gruppo di alberi, mentre al centro si apre uno squarcio di panorama chiaro che contrasta con i colori caldi del primo piano. Sulla sinistra vi sono gli alberi non rappresentati nella loro altezza totale, lasciando che lo spettatore ne intuisce la prosecuzione al di sopra del cielo. In questo modo Giorgione fa percepire l’ampiezza della natura, nella quale siamo immersi, ne rende la sua grandiosità cosmica non delimitando lo spazio mediante un’intelaiatura prospettica, ma restituendo una sorta di dinamismo sia ai tre personaggi sia alla visione spettatoriale.

La Tempesta

Una medesima concezione panteistica è ravvisabile nella Tempesta. Anche qui, infatti, Giorgione non dà importanza al fatto narrato, l’uomo e la donna non sono protagonisti di una storia, ma sono il simbolo dell’umanità, una delle componenti del mondo in attesa dell’evento naturale che sta per accadere: la tempesta, appunto. Le nubi minacciosi, cariche di pioggia, e rischiarate da un fulmine ne sono il presago.

L’attenzione dello spettatore si catalizza proprio sugli elementi naturali: il corso d’acqua, il prato, i cespugli, il ponte che attraversa la cittadina veneta, a simboleggiare proprio l’unità dell’uomo e della natura. Anche nella Tempesta vi è una certa mobilità, perchè il movimento è congenito al perenne rigenerarsi delle cose, che Giorgione restiuisce allo spettatore, mediante l’obliquità delle verticali, il tremito del terreno a seguito dello scoppio improvviso del tuono.

La Venere dormiente

La Venere dormiente è in linea con quanto affermato sinora. Essa, infatti, non la dea dell’amore, generatrice dell’uomo e conscia del proprio potere. È, al contrario, una donna nuda, dormiente e ignara della propria bellezza e dello spettatore. Il corpo si allunga ondulatamente e ben si armonizza nel paesaggio illuminato dalla calda luce seròtina.

Taluni sostengono che il panneggio su cui giace Venere e il paesaggio sono opera di Tiziano, che – si suppone – abbia portato a termine l’opera, a causa della morte prematura dell’autore.

© Antonietta Florio

Pubblicità

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...