Desy Icardi, La biblioteca dei sussurri

«Non ero la nipote di un capitano d’industria, né la figlia del socio di maggioranza di una grande società di elettronica: faticavo ormai a rammentare chi ero stata e a immaginare chi sarei potuta diventare in futuro, ma di una cosa potevo essere certa: ero una lettrice e avrei continuato a esserlo per sempre, e questo lo dovevo all’avvocato Ferro, il lettore centenario.» (D. Icardi, La biblioteca dei sussurri)

Torino, seconda metà del Novecento. Il frastuono e l’allegria, l’affetto e l’amore che riempiono la casa della prozia di Dora, «fonte suprema di saggezza nonché di fracasso», introducono a capofitto ne La biblioteca dei sussurri, il nuovo romanzo di Desy Icardi. Una volta di più, l’autrice ci immerge nel meraviglioso universo dei libri.

Un mondo in cui le relazioni tra i lettori «non sono fatte di carne e sangue, ma di carta e inchiostro», come afferma l’indimenticabile avvocato Edmondo Ferro. «Una vera leggenda tra i lettori della biblioteca» e con il sogno di vivere ancora un altro anno «per compiere un secolo di lettura ed è un appuntamento al quale non voglio mancare».

Mentre la missione della prozia è ripulire le cosiddette “case lamentose”, ovvero liberare le abitazioni dai rimpianti, dai sensi di colpa e dalle tristezze, motivo per cui è soprannominata Dorina degli Spifferi,

«La tristezza aveva un suono, anzi, tanti suoni e le case lamentose emettevano ciascuna il proprio verso, un po’ come gli animali: c’erano abitazioni che borbottavano, altre che stridevano e altre ancora che sfrigolavano come se stessero andando a fuoco.»

quella dell’avvocato Ferro consiste nel fare di Dora un’autentica lettrice, nel guidarla nella scelta dei libri giusti a seconda dell’età, delle circostanze e dello stato d’animo, affinché possa allontanarsi dalle brutture del reale per dare libero sfogo alla fantasia:

«Vedi, cara, se è vero che ogni essere umano ha uno scopo da perseguire su questa terra, il mio è quello di creare nuovi lettori e tu, giovane Dora, sarai probabilmente la mia ultima creazione. Chissà, forse persino il mio capolavoro.»

E poi aggiunge:

«Nulla è per caso quando ci sono di mezzo i libri! Probabilmente è stato il libro a scegliere te! […] Il vero lettore talvolta entra in libreria per acquistare un certo titolo, poi però un altro libro lo chiama da uno scaffale. I libri hanno voce e quando la si sente conviene badarle, perché il libro che ci chiama è certamente quello del quale in quel momento abbiamo più bisogno.»

Dora, poco più che una bambina, assiste impotente al disfacimento della famiglia («Hai tutte le ragioni di tenere il muso: essere bambini è una vera schifezza»). Da adolescente vive il dramma del trasferimento in una città straniera, la qual cosa implica un radicale cambiamento del modus vivendi. Abbandonare la casa sul fiume, infatti, significa allontanarsi dal passato, da ciò che è stato e dalle persone che ne ha fatto parte, per ricostruire una vita altrove, in una nuova città.

«Cerca di imparare, piccola amica mia, [le scrive l’avvocato Ferro] ad andare d’accordo tanto col presente quanto col passato e il futuro. Vivi il presente con gioia, contempla il passato usando indulgenza verso chi sei stata e, soprattutto guarda al futuro con entusiasmo, cercando di immaginare la miglior versione di te che esso potrà riservarti.»

Ma significa anche confrontarsi con un nuovo contesto socio-culturale. Qui Desy Icardi mette in evidenza, sia pure en passant, la condizione degli immigrati, i tentativi che compiono per farsi accettare sia in àmbito lavorativo che nelle relazioni sociali. L’omologazione, rigettata dal filosofo Umberto Galimberti e da questi etichettata come «nuovo vizio», diventa un lasciapassare indispensabile e un ingrediente imprescindibile per i genitori di Dora, ora più attenti all’apparenza che all’essenza.

La sofferenza è però mitigata primariamente dalle amicizie che la giovane riesce a coltivare a scuola e poi da Thomas, il ragazzo che per primo le farà battere il cuore e grazie al quale conoscerà la bellezza e la tragedia dell’amore. Eppure la ragazza riesce a trovare una vera evasione solo nei libri. Catapultata nel regno della finzione, si lascia cullare dal dolce rumore delle pagine e confortare dal loro odore.

Le esperienze dei personaggi letterari sono le sue esperienze, i sentimenti che essi provano (amore, delusione, disillusione, inadeguatezza) sono i suoi stessi sentimenti. Ma soprattutto rappresentano un punto fermo, il porto sicuro, il luogo in cui tornare quando non si ha (più) un posto dove andare:

«Ero un guscio vuoto, vaporoso e colorato; riuscivo a ritrovare un po’ della vera me soltanto tra le pagine dei libri.»

Tra amicizie e nuovi amori, Dora non ha dimenticato né la prozia, anche se i loro rapporti sembrano essersi purtroppo allentati, né il cugino Fulvio, il ricordo del quale è ancora vivo in lei, nonostante siano passati anni dall’ultima conversazione. Poco prima del Natale, il ritorno a Torino, una città che avverte ormai come estranea, sarà l’occasione propizia per regolare i conti con se stessa e riappacificarsi con il destino.

Da questo momento in poi, la storia è un crescendo di suspense e tensione. La matassa comincia a sbrogliarsi in maniera lenta e vorticosa contemporaneamente, l’indicibile viene finalmente confessato e il suono della felicità sulle note dei “sussurri dei lettori passati”, si sostituisce alle querimonie delle “case lamentose”:

«Compresi finalmente di non avere soltanto la capacità di percepire la tristezza, potevo sentire anche la felicità, e se fino a quel momento non avevo udito il suo suono era soltanto perché, in fondo, non ci avevo provato […].»

La biblioteca dei sussurri evidenzia come e quanto libri e vita siano intimamente legati. La storia di Dora in questo romanzo che può essere considerato un Bildungsroman, laddove la narrazione segue il percorso di maturità e di crescita personale della ragazza, è la storia di tutti i lettori, grandi o piccoli che siano. E i lettori non faticheranno a riconoscersi nelle aspirazioni dell’avvocato Ferro: divertente, ironico e dotato di grande senso dell’umorismo nel suo desiderio (anzi, obiettivo) di non sottrarre tempo prezioso alla lettura.

Un romanzo leggero ma profondo, un viaggio emozionante tra gli scaffali della biblioteca di Torino, un’avventura magica e sensoriale all’insegna di un solo, grande e inestinguibile amore: l’amore per i libri.

Lettura consigliata!

© Antonietta Florio

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