Elizabeth Jane Howard, La ragazza giusta

«E lui [Gavin] cosa doveva fare della sua vita? Aveva trentun anni e si gingillava con un lavoro privo di prospettive, consolandosi con sogni a occhi aperti che – adesso gli era chiaro – non avevano nessuna relazione con la realtà e si stordiva di letture e di musica (cosa che ultimamente faceva sempre meno, per la verità). E comunque le arti non erano che un palliativo: una serie di sotterfugi che permettevano alla gente di affrontare un giorno dopo l’altro la loro squallida esistenza.» (E. J. Howard, La ragazza giusta)

In una Londra alla fine degli anni Settanta, Gavin Lamb, timido e sensibile parrucchiere trentunenne in un salone «che non era uno di quelli alla moda», è il protagonista del nuovissimo romanzo di Elizabeth Jane Howard, La ragazza giusta. Il meccanismo narrativo indaga e scandaglia la psicologia del giovane, normale eppure fuori del comune, così come è straordinaria l’abilità dell’autrice nell’entrare nella mente di un uomo, cogliendone le sfaccettature.

La descrizione, al principio, del posto di lavoro, cui fa seguito la focalizzazione sulla famiglia Lamb di estrazione piccolo borghese e sul modo di vivere, su ciò che per essa è eticamente e moralmente importante, trasporta lentamente ma con partecipazione nell’universo peculiare di Gavin, in preda a labirintici e insolubili dilemmi esistenziali:

«Ma pensare a cosa avrebbe desiderato veramente gli procurò degli spasmi di paura e una specie di disperazione mista a un’ansia rabbiosa: la vita non poteva essere tutta lì, ma se c’era dell’altro, lui sarebbe stato in grado di prenderselo?»

Non c’è niente che non vada nella sua vita, eppure «nulla va come deve andare», vorrebbe maggior privacy, ovvero vivere da solo, ma non è in grado di prendere la decisione definitiva di lasciare i genitori e la casa in cui ha sempre vissuto. Anzi, la sola idea lo terrorizza. Gavin è perfettamente conscio di essere fortunato, eppure qualcosa rende inquieto il suo animo: sta bene e si sente bene, ma non è felice, né soddisfatto. Di tanto in tanto sogna di mollare tutto e raggiungere un posto misconosciuto, in cui cominciare una nuova vita sotto l’egida dell’ignoto.

Insomma, è attratto dall’idea di lasciarsi andare e di prendere finalmente le redini della sua esistenza. Ma nel momento stesso in cui si apre a questa prospettiva, s’inalbera, tastando l’incapacità di concretizzare un tale piano e domandandosi: «Che diavolo c’è che non va in me?». Seguire l’istinto non sarà mai il suo mestiere ed è per questo che Lilith, la prima donna di Adamo, raccontata da Salvator Gotta lo redarguirebbe così:

«Preferisco un leone ad un giurista. Il leone sbrana seguendo l’istinto, il giurista sbrana seguendo la logica. Io ho sperato di sradicarti dalla tua terra per insegnarti ad amare tutte le terre ed anche tutti i cieli. Anche le stelle sono nell’orbita dell’uomo.»

Dubbi, paure, incertezze, cui si aggiungono un forte senso di disagio e una buona dose di timidezza nel rapportarsi con gli altri, gli impediscono di vivere pienamente quegli “anni di leggerezza” (per parafrasare il titolo di un altro romanzo della Howard), e nel cercare – appunto – la ragazza giusta. È come paralizzato da qualcosa d’invisibile, sospeso sull’orlo di un precipizio.

L’unico modo per buttarsi a capofitto nelle situazioni, fare nuove esperienze, sorridere anche se «non vedeva niente per cui sorridere» ed eludere «la sensazione di essere inadatto alla vita vera, sebbene la vita vera fosse quella che stava vivendo» è partecipare a una festa su invito e consiglio dell’amico Harry.

L’incontro-scontro con Minnie, una ragazza problematica, priva di affetto e di attenzioni da parte dei genitori (come avrà modo di appurare in seguito), costituisce sì un’esperienza fuori dell’ordinario per un ragazzo come Gavin, abituato a programmare ogni cosa. Al contempo, però, si rivelerà di fondamentale importanza, giacché gli consentirà di guardare meglio dentro di sé, di capire cosa davvero desidera:

«La sicurezza per lui era sapere esattamente cosa sarebbe accaduto: l’avventura andava bene nella totale solitudine, in quello che chiamava “sognare a occhi aperti”, magari sulla scia di un sogno nel vero senso della parola. Ma anche i sogni ruotavano sempre intorno alla ricerca di qualcuno con cui condividere l’avventura, il che suggeriva che non desiderava davvero la solitudine.»

E poi:

«Nella sua testa non faceva che fantasticare di una vita avventurosa, in un suo mondo di sogno dove avvenivano cose meravigliose, e quando una cosa nuova accadeva davvero, nella vita reale, lui si comportava come se fosse un possibile disastro che andava evitato in tutti i modi.»

Di tutt’altra natura è il rapporto con Joan. Se di Minnie si preoccupa, assumendo nei suoi confronti un atteggiamento quasi fraterno, con Joan esplora l’altra faccia dell’amore. Carnale sì, ma costellato da tenerezza e generosità, la qual cosa lo induce a una riflessione ulteriore: «Come si può accettare l’amore di qualcuno senza dare niente in cambio?»

È adesso che Gavin comincia a conoscere la natura dell’amore: forte e intenso, potente e incontrollabile. Ma anche imprevedibile. Amara scoperta per il protagonista della Howard. Aspettare la persona giusta è come credere nel principe azzurro delle fiabe, bello e impossibile:

«Tu pensi – gli dice l’amico Harry – che un giorno arriverà la persona perfetta, e allora sarà fatta! Ma non arriverà. E se arriverà, non sarà così per sempre. Nessuno resta com’è. Puoi sperare al massimo che decida di muoversi nella tua stessa direzione.»

L’impossibilità di incontrare la persona giusta perché non esiste ed è soltanto il risultato bellissimo di un sogno altrettanto bello, è compensata dalla possibilità (sia pure remota in un mondo abitato da miliardi di individui) che esista qualcuno con cui si hanno delle affinità (carattere, hobbies, esperienze), avallando il proverbiale detto “chi si somiglia, si piglia”. Ed ecco che per Gavin le cose cambiano.

Come spesso accade, le cose più belle e preziose sono a portata di mano, sono più vicine di quanto si creda, basta aprire gli occhi e guardarsi intorno con circospezione. È così che il giovane parrucchiere si accorge che la ragazza giusta – giusta per lui – è sempre stata lì, ma è (stato) troppo cieco per rendersene conto. Riuscirà Gavin a realizzare il suo sogno? 

Dolce e romantico, riflessivo e onesto, programmatico e abitudinario, timido e sognatore, Gavin Lamb farà strada nel cuore dei lettori. Sarà, nel rovescio della medaglia, il ragazzo (letterario) giusto per quanti incroceranno la sua strada. Nonostante la vita piatta e le poche amicizie, nonostante l’assenza di ambizioni e di aspirazioni (sulla falsariga, per quanto vaga, di William Stoner), il protagonista de La ragazza giusta è “umano, troppo umano” (per citare Nietzsche). Questa è la ragione per la quale egli avverte la propria inadeguatezza in un mondo che ha perso di vista i valori più importanti, che – barcollando nella realtà – fatica a trovare un suo posto all’interno della società.

© Antonietta Florio

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