Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci è una delle personalità più complesse nel campo della storia della storia dell’arte. È stato pittore, scultore, architetto, orafo e inventore; egli è un uomo del suo tempo e, perciò, persuaso che per governare e dominare razionalmente la realtà sia necessario conoscerla in tutti i suoi aspetti. Da qui la feroce critica dei dogmi scientifici tramandati dall’antichità. Secondo Leonardo, infatti, le scienze sono vane e piene di errori: l’esperienza è la madre di ogni certezza. Ciò vale sia nella vita sia in pittura, poiché bisogna partire dall’osservazione diretta dei fenomeni naturali, comprenderli e stabilirne poi le leggi immutabili che li regolano.

Nel 1469, Leonardo di trasferisce a Firenze ed entra nella bottega di Andrea del Verrocchio, uno dei centri nevralgici della seconda metà del XV secolo, poichè in esso proliferano idee, scambi, incontri e lo stesso Verrocchio è un ricercatore infaticabile. Qui Leonardo impara che la figura umana non è immobile, scolpita o dipinta, ma è inserita nello spazio. Una concezione, questa, che si accompagna all’idea del perenne movimento e rigenerarsi delle cose.

Al 1473 risale un primo disegno di Leonardo da Vinci, nel quale si ravvisa la differenza rispetto alla linea di definizione brunelleschiana. Se, infatti, per Brunelleschi la linea è «circumscriptione», ossia il mezzo per individuare gli oggetti, contornandoli con un segno continuo e netto, per Leonardo la linea è il mezzo attraverso il quale rendere la vastità spaziale, evocare la presenza delle cose.

L’Annunciazione

Del 1475 è l’Annunciazione degli Uffizi. L’opera è ritenuta abbastanza tradizionale, in quanto da un lato, riprende la tradizione fiorentina con la collocazione dell’angelo sulla sinistra e della Madonna sul lato destro, dall’altro invece vi si riconoscono elementi pittorici del Verrocchio (pur essendo soltanto dettagli esteriori). È importante sottolineare che l’Annunciazione preannuncia un modo nuovo di intendere la pittura: se nella Primavera del Botticelli la linea predomina, in quest’opera leonardesca è protagonista la vastità spaziale.

Ciò che costituisce una novità è l’idea dell’ambientazione: un giardino fiorito, sul cui fondo è visibile un paesaggio, piuttosto che l’ambiente chiuso del chiostro, lontano dalla vita del mondo (si pensi al Beato Angelico e a Domenico Veneziano). Tuttavia, il Da Vinci trasmette una certa riservatezza ponendo la Madonna in un angolo dell’edificio di pietra che è alle sue spalle, da dove si intravede la camera da letto dalla porta appena accennata. Anche la recinzione del giardino, che però ad un certo punto apre una sorta di passaggio, è espressione della medesima idea di riservatezza.

La scena si svolge in una villa toscana del tardo Quattrocento: la costruzione si apre verso il mondo esterno, pacifico e sereno quanto più dominato dalla ragione dell’uomo. La ricchezza che i fiori danno all’intera composizione non è mera decorazione, ma uno sprone ad osservare l’ambiente con mens analitica, senza fermarsi alla superficie. Esemplari sono le ali “battenti” dell’angelo: non simboliche, ma le ali che Leonardo indaga mentre progetta il volo umano.

Inoltre, le medesime ali in questione sono ancora aperte: l’angelo è appena giunto e, inginocchiatosi, pronuncia le parole divine, mentre Maria esprime la propria consapevole accettazione. Si viene precisando la poetica leonardiana degli “affetti”, ovvero la necessità di rivelare chiaramente i pensieri dei personaggi.

Palese è il significato della tavola: il miracolo che si sta compiendo e che coinvolge, trascendendo, la futura vita di Maria. Dunque, Leonardo se da un lato contraddice l’iconografia tradizionale, dall’altro mette in atto un’ermeneutica intima e profonda della narrazione evangelica, parlando all’intelletto. Attraverso le proporzionali bellezze di un viso angelico, attraverso un certo modo di rappresentare l’immagine che passa per gli occhi, il pittore esprime un “concetto armonico” che può essere capito solo dalla mente.

L’Annunciazione ha altri due elementi che Leonardo svilupperà successivamente: la luce e la prospettiva. La luce non è piena perchè altrimente indurirebbe i volumi. Ma siamo in un’ora vicino al crepuscolo e, perciò, i tratti ne risultano ammorbiditi. Quanto alla prospettiva è lineare: il punto di fuga è collocato al centro. Ma Leonardo scopre anche le prospettive cromatica (i colori diminuiscono di intensità) e aerea (i volumi diminuiscono di precisione).

L’Adorazione dei Magi (1481-82)

Nel 1481, Leonardo da Vinci riceve l’incarico di dipingere l’Adorazione dei Magi, che non porterà a termine per via del trasferimento a Milano l’anno successivo. Il dipinto ha forma quadrata e permette a Leonardo di organizzare la pittura secondo direttrici diagonali sia in larghezza che in profondità. Il punto d’incontro è la testa della Madonna, che costituisce il vertice della piramide e a cui conferisce un movimento rotatorio. Tale movimento non è soltanto fisico, ma è espressione della varietà psicologica e dell’intensità dei sentimenti dei personaggi.

Ciò che per Leonardo è importante non è la narrazione del fatto, ma l’ansia e l’impeto di capire. Le volte crollate e le gradinate simboleggiano il declino del mondo pagano con l’avvento del cristianesimo. Da un punto di vista artistico, Leonardo abolisce la linea di confine che isola, divide e impedisce l’inserimento nello spazio.

A Milano, il Da Vinci si dedica a progetti architettonici che, seppure non sono realizzati, restano fondamentali per la cultura del Cinquecento. In questo periodo, si dedica particolarmente allo studio delle proporzioni del corpo umano, considerato come microcosmo perfetto e completo in sé, a tal punto da essere assurto a modello per le archietture. Leonardo riprende il modulo vitruviano e inserisce l’uomo nel quadrato e nel cerchio – forme che nella cultura umanisti sono considerate perfette.

La Vergine delle rocce e l’Ultima Cena

Durante la permanenza milanese, Leonardo Da Vinci realizza la Vergine delle rocce (1483) e l’Ultima Cena (1495-97).

Nella prima, davanti a un panorama roccioso, rappresenta la Madonna che poggia la mano sulla spalla del piccolo San Giovanni in preghiera (sulla sinistra), un angelo e Gesù Bambino benedicente (sulla destra). Le figure sono disposte su una pianta a croce e formano una sorte di base piramidale, il cui vertice è costituito dalla testa di Maria. Lo schema geometrico è organizzato in modo da dare l’impressione del movimento, grazie anche alla complessa articolazione delle membra.

Appare opportuno precisare che mentre la piramide è indice di unità concettuale, in sintonia con la tradizione fiorentina, il movimento rotatorio sta a significare l’inserimento dei personaggi nel macrocosmo. E affinché questo rapporto con il mondo sia totale, Leonardo abolisce la linea di contorno (la «circumscriptione» brunelleschiana) che, come già detto, è limite, confine, divisione.

Anche nell’Ultima Cena non è tanto importante il fatto evangelico narrato (il momento seguente l’annuncio di Gesù: «uno di voi mi tradirà» e gli apostoli che si interrogano sul significato delle sue parole e si chiedono chi sarà il traditore), quanto piuttosto lo sconcerto e la discussione successiva alle parole proferite e che sono differenti da persona a persona.

Nella discussione i dodici apostoli si dividono in quattro gruppi di tre ciascuno: Giuda, sulla sinistra, è parzialmente in ombra, poichè è turbato in quanto colpevole. Gesù, al centro, è isolato rispetto al resto del gruppo, perchè l’uomo è solo nel momento in cui affronta il sacrificio supremo. Leonardo esprime da un lato la consapevolezza di chi sa che sarà abbandonato e dall’altro la serenità di chi ha accettato che la missione sta per essere conclusa.

Da un punto di vista dello spazio, la prospettiva è lineare e la profondità è definita mediante la convergenza delle linee verso il punto di fuga. Quanto alla luce: i personaggi sono illuminati da sinistra, mentre dal fondo proviene un “controluce” che restituisce la morbidezza di Gesù, nonché la sua santità, sostituendo l’antica aureola.

La Gioconda

Quando, nel 1499, Luigi XII occupa il ducato di Milano e Ludovico il Moro fugge a Innsbruck, anche Leonardo si trasferisce dapprima a Mantova, poi a Venezia e Firenze, dove resta dal 1501 al 1506. Di questi anni è la Gioconda, che rappresenta il momento culminante dell’arte di Leonardo e che è oggetto di un’indagine tanto serrata quanto diversificata.

Partendo dal presupposto che il dipinto sia la raffigurazione di una signora dei primi del Cinquecento, è opportuno considerarne il nucleo tematico, ossia l’armonia uomo-natura, che si concretizza nel sorriso della figura. Anche la sfocatura dell’immagine rende l’idea dell’inserimento dell’individuo nella totalità del mondo.

Il significato simbolico, dunque, è la comprensione della natura. Filologicamente, la natura è com-presa, cioè “presa insieme”, quindi amata e posseduta.

La Sala del Gran Consiglio

Nel 1503, la Signoria fiorentina gli commissiona la pittura della parete della Sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio, la Battaglia di Anghiari (sulla parte opposta della parete Michelangelo avrebbe dovuto dipingere la Battaglia di Càscina e, in questo modo sarebbero stati messi a confronto le due personalità artistiche più importanti dell’epoca).

Nella pittura, Leonardo tentò di attuare la tecnica “a encausto” (fissata a fuoco), cioè una tecnica che consente di conservare gli affreschi romani, dopo quasi duemila anni. L’artista, però, si cimenta nella sperimentazioni di nuovi metodi, tutta ugualmente fallimentari, che lo indussero a sospendere i lavori.

Dopo il 1506, transiterà tra Roma e Milano compiendo studi geologici e idrografici, fino a quando nel 1516 accetta l’invito del re di Francia e porta con sé la Gioconda, la Sant’Anna con la Madonna e il Bambino e il San Giovanni.

Muore ad Ambroise, sulle rive della Loira, il 2 maggio 1519.

© Antonietta Florio

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