George Orwell, Fiorirà l’aspidistra

«Dopo tutto, egli non mancava di vitalità, e quella squattrinata esistenza a cui s’era condannato lo aveva spietatamente gettato fuor della corrente della vita. Si volse a ricordare quegli ultimi due spaventevoli anni. Egli aveva bestemmiato contro il denaro, s’era ribellato al denaro, aveva cercato di vivere come un anacoreta al di fuori del denaro; e ciò gli aveva fruttato non solo dolore, ma anche un terribile vuoto, un senso invincibile di futilità. Abiurare il denaro è abiurare la vita.» (G. Orwell, Fiorirà l’aspidistra)

Cos’ha in comune Goldon Clomstock, protagonista di Fiorirà l’aspidistra di George Orwell con Riccardo Molteni de Il disprezzo di Alberto Moravia? Forse niente, forse tutto. Un filo sottile, a ben vedere, lega questi due personaggi. Consideriamo in primo luogo la loro appartenenza alla piccola borghesia, con i loro princìpi, la loro vita omologante e limitante, le loro persuasioni e le loro leggi, sia le norme propriamente dette, sia le leggi che essi formulano da sé e a cui obbediscono (o cercano di obbedire).

Con il personaggio orwelliano siamo nella Londra (principalmente nel quartiere di Soho, famoso anche perché è il luogo di ambientazione della pièce di Bertolt Brecht, L’opera da tre soldi) della prima metà degli anni Trenta. Goldon, «ventinovenne e già piuttosto muffito», è un libraio, con molto cervello e una certa propensione per la letteratura, che ha dichiarato guerra «al dio Quattrino» e al suo «clero porcino» («Ecco che cosa significava adorare il dio quattrino! Sistemarsi, Far bene, vendere l’anima per una villa e l’aspidistra»). L’unica aspirazione è avere un posto, non un “buon posto” ed è questo il motivo per il quale rifiuta l’offerta di lavoro alla New Albion da copywriter.

Ben presto, dunque, molto prima dei suoi compagni, egli intuisce l’imbroglio del commercio moderno con la conseguente, e per ciò stesso inevitabile, disintegrazione e decadimento di tutta una civiltà (la degenerazione dello spirito si accompagna alla ricchezza). Se il denaro è la nuova religio, giacché tutto ruota intorno ad esso e se anche manca concretamente, ma nella mente è onnipresente, allora le tradizionali nozioni di bene e male sono surclassate da due nuovi concetti, che esigono l’osservanza di due nuovi comandamenti.

Il primo di essi è successo ed è rivolto al «clero monetario», cioè gli imprenditori, i quali devono rispettare la lex «Guadagna quattrini»; il secondo è fallimento, comprendente la cerchia degli schiavi e dei subordinati, il cui unico imperativo è di «Non perdere il posto».

«Ci sono due maniere di vivere, decise alla fine. Puoi essere ricco, o puoi deliberatamente rifiutarti di essere ricco. Puoi possedere denaro, o puoi disprezzarlo; la sola cosa fatale è adorare il denaro e non riuscire ad accumularne. Dette per scontato che egli non sarebbe mai stato capace di fare quattrini.»

Eppure, se da un lato Goldon crede di non riuscire a racimolare un gruzzoletto tale da permettersi una vita lussuosa, di formare una famiglia tutta sua con l’immancabile aspidistra – fiore dell’Inghilterra che dovrebbe garrire in luogo della bandiera – sul davanzale, dall’altro non riesce a «sprofondare nel fango» come desidererebbe e condurre un’esistenza pressoché anacoretica.

Vuoi la sorella, vuoi la fidanzata Rosemary, vuoi l’amico Ravelston sanno sempre come aiutarlo e tutti, in un modo o nell’altro, gli stanno accanto. Ma la generosità non sempre paga e lui, Goldon, «non faceva altro che schermirsi delle attenzioni di chi gli voleva bene». A farne le spese sarà soprattutto Julia, sua sorella.

Per Gordon, sul quale aveva scommesso che sarebbe stato l’unico a portare in alto il nome della famiglia, è pronta a farsi in quattro. Lavora ed è sottopagata, persino gli straordinari non le consentono una vita particolarmente agiata, ma per il fratello ha sempre da parte qualche penny, che tuttavia sottrae dai suoi miserrimi risparmi.

Ma tirarsi fuori dal puzzo dei quattrini significa anche rinunciare alla sua più grande passione: scrivere. Ed è così che Gordon, trasandato, malvestito e conduttore di una topaia fredda e impolverata, va in giro con i suoi versi Acerbamente il vento bieco sferza nelle tasche. Aspetta l’ispirazione, il momento giusto, ma non arrivano mai, fino a quando proverà disgusto e ribrezzo per quelle «inutili, sciocche poesie».

Qui si disvela la fragilità del personaggio orwelliano. Si sente fuori luogo dappertutto, ha la sensazione di dare fastidio ovunque e là dove sta bene non si sente bene accetto. Anzi, se potesse, si renderebbe invisibile. Raggiunge l’apice quando conversando con Ravelston dice:

«Crederti uno scrittore e non riuscire mai a produrre qualcosa perché sei sempre troppo infelice e depresso per scrivere. è una specie di lurido sub-pianeta quello in cui vivi. Una specie di fogna spirituale.»

Non solo. La rinuncia al denaro implica due altre rinunce: l’amore e l’amicizia. La prova le viene fornita da Rosemary, la fidanzata che non può portare a cena fuori, la donna che non può sposare, la donna che è disposta a fare ogni cosa per lui. Se solo lui volesse! Ma il loop mentale nel quale è entrato, e che diventa una monomania ai limiti dell’ossessione, gli impedisce di vedere la realtà delle cose: Rosemary lo ama, con o senza quattrini.

«Voglio dire che non c’è mai una cosa che vada giusta nella mia vita. Sono sempre i quattrini, i quattrini, i quattrini alla base di tutto. Specialmente fra me e te. Ecco perché tu non mi ami veramente. C’è come una pellicola di denaro fra noi. Posso avvertirla ogni volta che ti bacio.»

Quanto all’amicizia con Ravelston, non infrequenti sono i momenti in cui i due discutono sulla futilità e l’inerzia della vita moderna. Punti di vista diversi, perché diverse sono le circostanze economiche – l’uno danaroso, l’altro in balìa dell’orrore della povertà – ma non per questo in rapporto conflittuale. Almeno apparentemente, giacché «c’è un disagio, quasi un odio segreto, tra colui che dà e colui che riceve». E Ravelston è caritatevole e assai generoso. Una volta di più Goldon fa ammenda:

«Fallito in società, fallito in arte, fallito in amore: tre aspetti dello stesso fallimento. E la mancanza di quattrini è alla base di tutto.»

Sarà Rosemary a riportare a galla l’amato, a far sì che riprenda le redini della sua vita e che fiorisca come l’aspidistra che aveva sì perso le foglie avvizzite, sembrava sì essere morta, ma in realtà «la pianta aveva messo fuori alla base un paio di nuovi germogli d’un verde cupo».

E, dunque, la guerra tra Goldon e il denaro, che altro non è che la trasposizione orwelliana in forma narrativa del conflitto tra l’individuo e il sistema, chi la vince? Sic transit gloria mundi.

Lettura consigliata!

© Antonietta Florio

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