Rita Pezzella, Il labirinto dei pensieri

«In ognuno di noi, credimi, si nasconde uno scalatore, anche se solo in senso figurato. Quindi, armati di coraggio, picchetto, corda e quant’altro serve e arriva alla base della tua montagna personale. Se una volta giunta lì, ti soffermerai a guardare la cima, è la fine… ti sembrerà irraggiungibile, ti farà sentire piccola, ma così piccola da poter essere schiacciata come una formica. Ecco perché ti ripetiamo che bisogna iniziare a prendersi delle piccole soddisfazioni […] a gratificare la propria anima, proprio per potersi fortificare ed essere pronti ad iniziare l’ascesa.» (R. Pezzella, Il labirinto dei pensieri)

Amore e amicizia, sorrisi e lacrime, sogni e speranze, illusioni e delusioni sono i nuclei tematici che attraversano la storia narrata da Rita Pezzella nel romanzo Il labirinto dei pensieri. Con una scrittura semplice ma profonda e un ritmo dolce e delicato, l’autrice barcamena i lettori nel mondo di Rebecca.

La protagonista, prototipo della donna innamorata e poi delusa, viaggia dentro se stessa, percorre i sentieri impervi delle sue tenebre interiori, per giungere finalmente al bagliore della vita, acquisendo più grinta e determinazione nel non lasciarsi demoralizzare dagli eventi più del dovuto. Non arrendersi è il monito, non spegnere il sorriso è il mot d’ordre, vivere goccia a goccia (come Dedé la Rossa di Carlo Alianello) diventa una filosofia e uno stile di vita.

Ligia alle “ragioni del cuore, che la ragione non conosce” (Pascal), Rebecca vive la magia dell’amore, dall’impaccio e l’imbarazzo dei primi incontri allo scioglimento dei sensi, per ritrovarsi successivamente ad affrontare un abbandono che è all’origine di sconfinata malinconia, di demotivazione, avvilimento, di un trascinarsi la vita come un fardello tanto insostenibile quanto insopportabile.

«A cosa valeva un’esistenza dove si continuava ad entrare in un tunnel buio, in un labirinto senza via d’uscita? Si sentiva sbagliata, si sentiva come una palla da bowling gettata in mezzo ai birilli che sbatte impazzita, ma che ha sempre la peggio.»

E se è vero che “chi trova un amico, trova un tesoro”, non è meno vero che proprio grazie all’amica, Rebecca intraprende un percorso di risanamento interiore, di esplorazione di sé che la condurrà ad acquisire più sicurezza, più forza e maggior consapevolezza di chi è e di cosa vuol diventare.

È un mondo intimo e privato quello dipinto dalla Pezzella, apparentemente parallelo all’altro universo, quello esteriore, contro il quale addirittura cozza e dove pullula la vita di noialtri, a nostra volta presi dalle nostre faccende e dalla nostra routine, tanto da non accorgerci di niente e nessuno:

«Nessuno, ma proprio nessuno si accorge degli altri. Pensare al mondo che li circonda in quel momento sarebbe una cosa superflua e difficile; è più facile immaginare di essere già sul treno, ognuno per la propria destinazione e, come se questo treno andasse alla velocità della luce, essere catapultati in un mondo futuro.»

I pensieri di Rebecca e il treno che sfreccia sulle rotaie hanno la medesima velocità, ma traiettoria diversa. La protagonista, chiusa nel suo labirinto come fosse un sipario indistruttibile, dipinge di volta in volta scene di vita già vissuta e di vita ancora da vivere.

Due rappresentazioni divergenti che hanno come risultato un diverso stato d’animo: da un lato la ricerca della perduta spensieratezza, che rende il periodo dell’infanzia il periodo più bello dell’esistenza di ciascuno; dall’altro il sogno di un futuro magico, che si traduce nell’ansia che normalmente si prova dinanzi a ciò che è ignoto e nel timore del fallimento, della sconfitta.

Ma crescere vuol dire proprio questo. Provare a realizzare i propri sogni, assumersi le proprie responsabilità e accettare tutte le conseguenze. Crescere vuol dire anche rischiare di farsi male, di bruciarsi sul sentiero che conduce alla felicità, di giungere sull’orlo del precipizio ed essere sul punto di cadere nel vuoto.

È la paura che Rebecca prova, è il rischio che Rebecca corre e a causa del quale soccombe. Una cocente delusione d’amore le spegne l’élan vital, complice anche la stagione autunnale – occhio alle stagioni che vanno di pari passo con lo stato d’animo della protagonista e con il suo processo di crescita:

«[…] il pensiero è costante e lei [Rebecca] vive l’autunno come la sua morte o almeno la morte di una parte di se stessa e attende, aspetta la bella stagione nella speranza che con essa, col sole, ritorni anche per lei la possibilità di vedere tutto sotto una luce migliore, di sperare, di ricominciare a vivere.»

È Jacqueline, l’amica, che l’aiuta a destarsi dal torpore, a far sì che possa rimettersi in carreggiata, a farle capire che la vita non finisce al termine di una storia d’amore, per quanto bella e intensa sia stata.

La sostanza della vita, la chiave del successo si nasconde dentro ognuno di noi, la fiamma che ci alimenta e dalla quale traiamo forza e determinazione non deve affievolirsi. Anzi, il baluginio deve essere continuo e il calore potente, così come è rovente il calore del sole d’estate.

Naturalmente saranno numerosi i momenti in cui la ricerca dell’equilibrio sarà fallimentare, innumerevoli saranno i momenti in cui ci chiederemo se la strada intrapresa sia giusta oppure no, ma è proprio allora che deve attivarsi il meccanismo del “barcollo, ma non mollo”.

L’importante è avere un sogno in cui credere, anche se difficile da realizzare o del tutto irrealizzabile; l’importante è continuare a sperare che il domani sia migliore di ieri, a lottare affinché possa essere migliore, lasciar andare il passato, che non significa oblio, e ricominciare a vivere:

«Cosa sto facendo? Questa non è vita, questa è agonia, è l’anticamera della morte dell’anima, l’unica cosa che dovrebbe sopravvivere oltre la morte fisica e che io sto lasciando affogare in un dolore che non ha senso […] Tante sono le bellezze che ci circondano! Apprezziamole per quelle che sono e viviamo tutto con serenità, con leggerezza, non come un qualcosa di scontato, ma come una benedizione che viene dal cielo, come un qualcosa di unico e irripetibile, attimo per attimo, felici di aver avuto l’opportunità di viverle.»

Lettura consigliata!

© Antonietta Florio

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