Paul Bourget, Il demone meridiano

«Sembra che in ogni destino ci sia come una cadenza che ritmi gli avvenimenti e che a ciascun periodo di violenza e di tumulto succeda inevitabilmente un periodo di calma e di ristagno. È l’ondata di marea che sale furiosa, precipitosa, invadente e ad un tratto si arresta e retrocede.» (P. Bourget, Il demone meridiano)

Con Il demone meridiano (Le démon du midi) di Paul Bourget, siamo nella Francia dei primi decenni del Novecento. Protagonista è Louis Savignan, un uomo cattolico non solo nella fede e nel cuore, ma «soprattutto in virtù della passione, della venerazione che ha per l’ordine francese» e il cui intento è la difesa della Chiesa attraverso la ricerca storica.

Possibile candidato alle elezioni per il parlamento dell’Alvernia, tradizionalista, vedovo e con un figlio (che nel corso del romanzo svolgerà un ruolo di primo piano), Louis ha nel cuore una ferita che, nonostante siano trascorsi anni, non si è mai cicatrizzata.

E anzi, ritrovandosi immischiato nel giogo della res publica, scopre che la passione che un tempo sobillava la sua anima, non si è mai completamente spenta. Più semplicemente, l’ha creduta tale, in virtù dell’abitudine all’assenza della donna che in passato l’ha sacrificato. Infatti, nel momento in cui la rivede, l’ostentata maschera dell’indifferenza, che all’esterno non fa una piega, dentro di lui si rivela speciosa:

«È una legge sempre confermata: le nostre facoltà soffocate cercano e trovano la rivincita tanto più vittoriosamente quanto più ci crediamo sicuri di essere giunti a dominarle.»

Religione, politica e amore sono dunque le tematiche su cui Bourget si focalizza. Definito come il romanzo della Tradizione cattolica e/o dell’antimodernismo, Il demone meridiano si caratterizza altresì per una finissima introspezione psicologica.

Ad ogni fatto ed evento storico-politico o religioso che sia, egli ne dipinge il dietro le quinte: alla descrizione dell’azione esteriore succede in concomitanza un lavorio analitico, che accende i fari sulle coscienze di ciascheduno.

Il tutto accompagnato da considerazioni morali, politiche e teologiche concentrati in proposizioni (talora) epigrammatiche, ma dal forte impatto emotivo: «Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finisce con il pensare come si è vissuto». Oppure: «La Democrazia non è un fatto nuovo: è una malattia che riappare tutte le volte che un popolo invecchia».

L’incontro con Geneviève, ora signora Calvières, la donna di cui Louis ne è stato un tempo perdutamente innamorato, disvela il significato dell’espressione «demone meridiano» che dà il titolo all’opera.

Esso viene identificato con l’accidia, una sorta di traviamento che causa la stanchezza del corpo, il rifiuto verso le cose di Dio e spinge i monaci a provare nostalgia per il mondo abbandonato, a desiderare una vita diversa, ragion per cui si comincia a guardare al passato, con turbamento e tenerezza a un tempo.

Questo daemonium meridianum s’impadronisce dunque dello spirito e avvia un processo di distruzione tanto impercettibile quanto implacabile una volta giunti al meriggio dell’esistenza (e, badate bene, non è l’età conclamata dal Sommo Poeta!), implica una deviazione dallo spirituale al temporale, è una «forza nemica che attira l’uomo fuori dal suo cammino, spingendolo sulla via in cui dovrà perire».

Un primo segnale è ravvisabile nel cattolicesimo di Savignan: sincero e fervente, ma troppo intellettuale e dottrinale. Sembra che il suo sia un atteggiamento ideologico, piuttosto che di fede vera e propria, la quale al contrario, sembrava quasi spenta:

«Il suo cattolicesimo, sincerissimo, lo ripetiamo, era divenuto meccanico. Conservava tutte le credenze, compiva tutti i gesti di un fedele. Era un fedele: ma la fiamma si era quasi spenta, la sorgente quasi inaridita.»

E più avanti aggiunge: «L’ideale è un’immagine, una rappresentazione astratta. La passione è una realtà che morde, che brucia». La qual cosa sarà confermata anche dalla signora Calvières: «Le idee non sono nulla, i modi di sentire tutto».

L’altro segnale, più tangibile e inconfutabile, è il contatto rinnovato con Geneviève, il cedimento alla tentazione e, dunque, la ripresa della loro storia d’amore, prima vissuta alla luce del sole, adesso invece velata da menzogne e falsità. Eppure, «com’è dolce avere un asilo ignoto a tutti, un santuario in cui rinchiudersi!»

Così che nell’eterna battaglia tra il cuore e la testa, tra l’amore e la coscienza, nel tentativo (inane) di conciliare questi due elementi antitetici, sia l’uno che l’altra non riescono a domare il dèmone della passione. Infatti,

«Le colpe alle quali ci spinge il demone meridiano hanno un elemento spaventoso: sono lucide. Le sue vittime precipitano nell’abisso ad occhi aperti.»

Del resto, «il cuore umano è tanto pronto a illudersi». Ma al di là del fattore illusorio, ci sono le conseguenze – e quelle sono reali – di cui soprattutto Savignan, uomo di un certo prestigio, non ha tenuto in debito conto:

«C’è una lealtà sentimentale, un onore del cuore che non ci lascia più liberi quando abbiamo detto di amare e ci sappiamo amati.»

O, almeno, così è stato fino a quando qualcuno, il più innocente e dolce dei personaggi de Il demone meridiano, pagherà con la sua stessa vita. Si tratta del figlio Jacques, che nella sua breve vita, conosce la forza e la bellezza dell’amore. Ma, ironia del destino, anche Jacques soffrirà terribilmente a causa di una donna e vivrà la stessa afflizione che suo padre ha vissuto prima di lui.

Unito a Louis non solo dal rispetto filiale, ma da un amore intenso e autentico, dolce e profondo, Jacques crede nel padre e con lui si confida non solo per ciò che concerne la sua difficile questione sentimentale, ma anche per quanto riguarda il prete apostata Fauchon, suo amico-nemico, e nei confronti del quale assume un atteggiamento di puro servilismo, nonostante la rivalità in amore.

Il reverendo Fauchon è il propugnatore di un disegno innovatore e modernistico della Chiesa, lotta contro la Tradizione e contro quanti predicano per un ritorno allo “spirito originario dell’istituzione ecclesiastica, per i quali

«la Rivelazione o esiste o non esiste: se esiste, continua. Dio non può avere permesso che milioni e milioni di credenti, in buona fede, vissuti e morti nella Chiesa fondata da Cristo, siano vissuti e morti in una menzogna.».

Rompere con la Tradizione sta a significare l’insufficienza dell’antica organizzazione spirituale e combatterla vuol dire appellarsi ai propri sentimenti, ma

«appellarsi ai propri sentimenti costituisce per definizione la morte di ogni Chiesa, di ogni Religione. Lo dice chiaramente il significato etimologico della parola stessa: la Chiesa è qualcosa che unisce, la religione è qualcosa che lega.»

Lettura consigliata!

© Antonietta Florio

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