Dino Buzzati, Un amore

«L’amore? È una maledizione che piomba addosso e resistere è impossibile.» (D. Buzzati, Un amore)

Milano, 1960. Antonio Dorigo, protagonista di Un amore di Dino Buzzati, è un architetto di cinquanta anni che in «in una mattina qualsiasi di una giornata qualsiasi», in cui tutto pare procedere tranquillamente si addentra negli itinerari più tortuosi della mente.

È facoltoso e intelligente, ma ha una pecca: è incapace di costruire con le donne relazioni che vadano oltre il rapporto carnale, con loro «non era mai riuscito ad avere la confidenza che aveva con gli amici». Ciò lo rende frequentatore abituale della casa di appuntamenti della signora Ermelina.

«C’era del male nel fare questo? Non mancavano a Dorigo gli scrupoli morali. Ma per quanto ci avesse pensato a lungo non era riuscito a trovare il punto debole. Se tutti facessero come me, sarebbe peggio o meglio? si chiedeva. E non vedeva il possibile danno. Eppure, c’era dentro qualcosa di turpe.»

Tutto cambia quando conosce Laide, una ragazza di vent’anni più giovane e dalla doppia vita: di professione è ballerina alla Scala, ma nel tempo libero è una ragazza squillo. Dorigo subisce il suo fascino, se ne innamora e quanto più non riesce a staccarsi da lei, che al contrario diventa un pensiero fisso, tanto più sente crescere dentro di sé una forte inquietudine.

Il continuo e paranoico lambiccarsi del cervello, i monologanti pensieri ondivaghi che sin dall’inizio ne rappresentano una caratteristica che va via via accentuandosi e che ricorda vagamente il Dino, protagonista de Il disprezzo, tirano Dorigo ora da una parte, ora dall’altra, rendendolo praticamente immobile, incapace di prendere una decisione definitiva.

Troppe ipotesi, troppi vicoli bui e nessuna luce all’orizzonte che preannunci una via d’uscita. Vi sono soltanto ansia e sgomento, esacerbati dall’indifferenza di lei, Laide, «una specie di fiore», la cosa più bella e pura nel grigiore e nella degradazione della città meneghina. Ha una sola certezza Dorigo, cioè quella di non lasciarla andare:

«Ma il giorno che rinunciasse, che non insistesse più, che trasformasse l’ansia in dolore cocente, quel giorno che cosa gli resterebbe? Il vuoto, la solitudine, la prospettiva di un futuro sempre più squallido e morto.»

Ed ecco che si arrende al suo nuovo destino, viene abbindolato da una «stregoneria più profonda» e per lui pressoché sconosciuta (fino a quel momento). È per la potenza del sentimento che cresce sempre più che egli s’ingolfa nella vita delle emozioni, sulla strada che porta direttamente al cuore.

La paura di perdere Laide e di non rivederla mai più è sempre in agguato, diventa quasi un’ossessione. Il possesso fisico passa in secondo piano, rimpiazzato appunto dall’amore, dilaniante, straziante, ma tutt’altro che autentico. C’è un solo modo per tenere Laide legata a sé e non esita a farle una proposta che la ragazza naturalmente è ben lungi dal rifiutare, una sorta di patto per il quale è lui che domina lei e non già il contrario.

E così, mentre lei prosegue la sua vita, tiene fede ai suoi impegni e si sposta continuamente da una città all’altra, dimostrando incostanza e incrementando incertezze, Antonio Dorigo, rispettabile architetto, diventa il suo factotum, pronto a soddisfare ogni suo desiderio, ogni sua richiesta, malgrado il timore di essere turlupinato.

Del resto, la paura di perdere la persona che si ama, spinge a costruirsi castelli di sabbia e a rifugiarvisi dentro per evitare di sbattere contro il muro freddo e doloroso della realtà. In fondo, lui, Dorigo, sa benissimo che «di queste stupidissime illusioni è fatta la nostra vita».

Contemporaneamente, però, egli si chiede se questo attaccamento nei confronti di una ragazza molto più giovane di lui non sia altro che un modo per virare la solitudine della vecchiaia:

«La nuda e triste verità non è invece che lui sta ormai per diventare vecchio e si aggrappa a Laide come l’ultima possibile occasione della giovinezza perduta? […] Non mentiva a se stesso.»

La resa dei conti non tarda ad arrivare. Ed ecco che emerge la parte più vera e più candida di Laide, uno spirito libero, ma con addosso una corazza difficile da distruggere, e Dorigo è ben lungi dall’esservi riuscito:

«nessuno mi ha mai voluto veramente bene, ho l’impressione che tutti siano dei nemici che vogliono fregarmi e approfittare di me non è colpa mia se la vita mi ha insegnato a diffidare di tutti sì io sono sempre in allarme io sono tutta spine io cerco di difendermi e così può essere che con te sono stata poco gentile ma dovresti capirmi non è tutta colpa mia.».

La relazione che stanno portando avanti non fa altro che confermare alla ragazza la differenza devastante e insormontabile tra i due mondi ai quali appartengono e in cui l’età c’entra poco o nulla. La realtà è quella che è, e niente può cambiarla. Il denaro, la devozione, la premura, persino l’amore non bastano a volte a tenere unite due persone ed entrambi sprofondano nel gorgo di una folla anonima.

Ma l’imprevedibilità fa parte della vita, impedendole di scorrere nel fiume della monotonia e della piattezza, vivificando ciò che sembra essere sul punto di perire. Dorigo e Laide ne sono un esempio lampante. Si rincontrano dopo un periodo di tempo imprecisato e riprendono la loro storia dal momento in cui era stata interrotta.

Ciò che stavolta li unisce non è un patto mediocre, un assegno o qualcosa di materialmente equipollente. È molto di più, perché l’amore fa davvero dei miracoli. Per Dorigo non solo ha significato abbandonarsi alla vita e a tutto ciò che di bello può regalare, come fosse una favola; per Laide ha significato entrare in un mondo costellato dalla bellezza, aprirsi alla prospettiva di un futuro migliore. L’amore non ha età, giusto?

© Antonietta Florio

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