Claudio Amicantonio, Contraddizioni virali. Scienza, democrazia, cristianesimo

«Ora, […] l’interpretazione nichilista del divenir nulla delle cose ci tocca molto da vicino, poiché implica l’assurdità e il non-senso di ogni aspetto della nostra vita. Se tutto ciò che esiste – soprattutto ciò che ci è più caro – è destinato a diventar niente, è inevitabile la progressiva perdita di senso e di valore di ogni aspetto dell’esistenza umana, dal più effimero al più ragguardevole, poiché ogni cosa, in fondo, è niente e, di conseguenza, per quanto sia ampio lo sforzo di contrastare questa tendenza, non vale assolutamente niente.» (C. Amicantonio, Contraddizioni virali. Scienza, democrazia, cristianesimo)

Non un trattato di filosofia, non un saggio saturo di termini tecnici e incomprensibili per non addetti ai lavori – benché vi si scorga l’influsso tutt’altro che implicito di Emanuele Severino, – Contraddizioni virali. Scienza, democrazia e cristianesimo è un volume in cui Claudio Amicantonio osserva, riflette e sprona a una riflessione sull’attualità.

La situazione pandemica da Coronavirus è sì il punto di partenza, ma attraverso di essa l’Autore s’incammina lungo un sentiero volto ad evidenziare – come recita il titolo – le contraddizioni insite negli apparati istituzionali (siano essi politici, scientifici, religiosi, e soprattutto scolastici).

Ciò mostra l’aleatorietà su cui si erige la struttura della civiltà occidentale che – sulla scorta del filosofo bresciano su menzionato e di Nietzsche e Heidegger prima di lui – da tempo ha invertito la rotta.

Se da Socrate e Platone in poi si trattava di un cammino ascensionale, dal basso verso l’alto, dalla materia allo spirito, dalla molteplicità all’unità (il Nous plotiniano), alla Verità, successivamente la “retta via” è stata smarrita e dalla veritas ci si è allontanati sempre più. Pertanto oggigiorno non vi è più un ascensus, bensì un discensus, con tutti i rischi, i disagi e le angosce che ne derivano.

È la “morte di Dio” paventata prima e declamata poi da Zarathustra, è l’oblio dell’essere di Heidegger, ma è anche il passaggio dal nulla all’essere e dall’essere al nulla (detto più semplicemente, il passaggio dalla vita alla morte) ribadita da Severino. Più precisamente:

«La “morte di Dio” […] rappresenta ormai la circolazione sanguigna dell’intero corpo sociale planetario che, inevitabilmente e costantemente, si lascia alle spalle tutto ciò che “credeva” una verità immutabile: anzitutto ogni forma di morale tradizionale, lasciando l’individuo al nuovo imperativo categorico del “tutto è possibile”.»

È, per dirla con altri termini, la perdita di sicurezza, uno stato di sbandamento che si sottrae alla temporalità per diventare un vero e proprio modus vivendi. Uomini ingabbiati in una pluralità di quesiti senza risposta, o se una risposta c’è, presenta delle contraddizioni (per richiamarci una volta di più al titolo del saggio). Onde ne deriva un atteggiamento di difesa e di resa nella suddetta ricerca.

Si può ben comprendere come e quanto il reticolo risulti intrecciato, a tal punto da rendere difficile, sia pure con dati alla mano, trovare il bandolo della matassa. Tre sono i capi d’amputazione: la scienza, la democrazia e il cristianesimo. Un conflitto tra queste forze che appare sin da subito segnato dalla predominanza della scientia, che oggi ha perso il suo significato etimologico di “conoscenza assoluta e incontrovertibile” (epistéme).

La scienza moderna perde la vocazione alla verità per abbracciare il campo probabilistico dell’ipotesi e della deduzione, il cui risultato è «un sapere che non assicura nessuna “certezza”», e anzi ne disintegra le fondamenta. Tale metodo esperienziale – l’esperimento, cioè – testimonia che il sapere scientifico non concerne la totalità della realtà ma soltanto una parte.

In questo scenario, e soprattutto in tempo di pandemia, inasprito ancor di più dalle scissioni tra i pro-vax e i no-vax – purtuttavia forieri di un medesimo obiettivo: “allontanare il dolore e soprattutto tenere lontana la morte” -, la tecnoscienza continua imperterrita la scalata verso il potere, anzi si alimenta di un tale contrasto, mostrando la propria (onni)potenza e l’assenza di un fine e di un’etica propria, giacché è proprio della techné non avere scopi:

«la tecnoscienza è a propria volta una delle forze in campo con un’etica propria che considera l’oltrepassamento di qualunque limite teorico (la scienza) e pratico (la tecnica) il “vero bene”, ponendosi lo scopo di realizzare tutti gli scopi.»

Che cosa resta? Da una parte la volontà della verità, perché

«se la verità non esiste rimane in campo solo la capacità di imporre la propria volontà sulle altre volontà. La volontà vincente sarà considerata “vera”, non perché assolutamente vera ma poiché in grado di imporsi con forza sulle volontà perdenti.»

Dall’altra il relativismo prospettico che contraddistingue la cultura contemporanea, in quanto non esiste un’unica verità, ma tante verità quanti sono gli individui e «nessuna di queste prospettive può assurgere al rango eccelso di verità». Anzi, la verità assoluta «viene percepita come autoritaria e liberticida».

E la democrazia che cosa c’entra con la scienza e la biosicurezza? Subentra qui il concetto di libertà che, a sua volta, chiama in causa anche il terzo capo d’amputazione trattato da Amicantonio, la religione e, nello specifico, il cristianesimo.

Per ciò che concerne la relazione tra Tecnica e Democrazia, l’Autore sottolinea:

«la Tecnica può agire in nome dei valori della sicurezza e della salute se e solo se rimane all’interno dei limiti stabiliti dalla Democrazia, ma […] la Tecnica limitata non è più la Tecnica, così come la Democrazia che non impone limiti alla Tecnica in nome dei valori liberal-democratici non è più Democrazia.»

Quanto alla religione, la riflessione si fa ancora più intensa e stimolante. Già, perché la terza parte del saggio prende le mosse da un dato di fatto: la sospensione delle celebrazioni eucaristiche durante il periodo pandemico.

A un livello generale, questa situazione farà sì che molti cattolici si interrogheranno e interrogheranno la loro fede. Ecco un’altra parola-chiave: fede, che ne richiama poi un’altra: preghiera. Ancora una volta ci troviamo in presenza del concetto di volontà, sia pure in àmbito diverso.

La domanda principale è: che cosa significa avere fede? Aver fede significa pregare? Amicantonio afferma:

«Credere significa essere convinti di qualcosa, nonostante i dubbi. Non è necessario credere in ciò che è oggetto di sapere, dove “sapere” indica la dimensione che è in grado di eliminare qualunque dubbio, l’Indubitabile. L’essenza stessa della fede perderebbe di senso se fosse un “sapere indubitabile”, poiché non sarebbe necessario credere in ciò rispetto a cui è impossibile il costituirsi dei dubbi.»

Se pregare Dio significa, da parte del credente, lo sforzo di modificare la divina volontà operante, di ottenere ciò che si brama e ancor più per allontanare ciò che incute timore, allora colui che prega è credente per definizione, giacché richiede che Dio si pieghi alla volontà umana.

Se Dio è onnipotente e si è preoccupato di ogni cosa prima che le cose accadano, allora l’uomo non è veramente dotato di libero arbitrio, non è il vero protagonista nella scelta tra il bene e il male. In tal modo, di conseguenza, viene a cadere anche la questione del peccato originale e della colpevolezza e allora dobbiamo accettare la trascendenza e il transfenomeno del male? In termini ricoeuriani, “le mal est déjà là”?

Seguendo questo percorso, Claudio Amicantonio discende nelle profondità dell’essere, ponendo interrogativi radicali che coinvolgono e sconvolgono la società intera e spiazzano il singolo lettore che nella sua individualità e intimità si approccia a leggere queste pagine.

Pagine lucide, intense e potenti che non lasciano indifferenti. Diventano, anzi, il punto dal quale partire per un’indagine soprattutto introspettiva, che non soltanto porta a una maggiore conoscenza di sé, ma anche alla consapevolezza di cosa c’è al di fuori, cos’è il mondo che ci circonda e che cosa ci riserva (o potrebbe riservarci) il futuro che è già qui e lo stiamo vivendo.

Lettura consigliata!

© Antonietta Florio

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...