Pierre Lemaitre, Lavoro a mano armata

«Per un disoccupato, assistere all’uscita dal lavoro è sempre un brutto momento. Non per l’invidia. Il difficile non è essere disoccupato, è continuare a vivere in una società fondata sull’economia del lavoro. Dovunque ti giri, tutto ruota intorno a quello che non hai.» (P. Lemaitre, Lavoro a mano armata)

Alain Delambre è un cinquantenne (cinquantasettenne, in realtà) felicemente sposato con Nicole e innamorato delle sue due figlie, ognuna con la sua propria vita; conduce un’esistenza complessivamente appagante fino a quando, un giorno, perde il lavoro e una rabbia incontrollabile prende il sopravvento. Comincia così Lavoro a mano armata di Pierre Lemaitre.

Affidando il punto di vista al protagonista, l’Autore descrive la discesa agli inferi di Delambre, che non smette neppure per un attimo di cercare lavoro. Certo, non si fa illusioni, ma forte e inamovibile è la speranza di tornare ad occupare un posto di primo piano e che sia soddisfacente a livello personale, per essere orgoglioso di se stesso e per far sì che anche la sua famiglia compartecipi e condivida il suo entusiasmo.

Le cose si complicano giorno dopo giorno, la serenità familiare è seriamente compromessa e la vita coniugale ne risente pesantemente, tanto nefasti sono gli effetti della disoccupazione sia per quanto riguarda la situazione economica, sia nella sfera dell’intimità. Più volte, infatti, Alain sottolinea la distanza irriducibile che si è creata con la moglie (e non per mancanza d’amore), la sfiducia rispetto all’avvenire.

«Lottiamo insieme da quattro anni [Alain e Nicole] per restare a galla e un bel giorno ti accorgi che è finita. Senza saperlo, ognuno si è ripiegato su se stesso. Perché anche nelle migliori coppie, ognuno vede la realtà a modo suo.»

E non potrebbe essere diversamente, del resto. Un primo spiraglio – inesistente per Nicole, ma perfettamente vivido per Alain, il «quadro disoccupato», «il tipo lobotomizzato dalla disoccupazione» – è l’offerta di lavoro da parte della BLC-Consulting, l’azienda che cerca un assistente alle risorse umane.

Per Alain è come un ritorno ai fasti del passato e la fiducia nel successo è direttamente proporzionale alla pluriennale esperienza nel settore. Una volta di più, però, egli dovrà fare i conti con la realtà cruda e terribile, con la certezza che niente va come l’abbiamo immaginato. Per stare al passo, anche lui diventa terribile e furioso, pronto a tutto, a servirsi di tutti e a sacrificarli (figlie comprese), pur di firmare finalmente l’agognato contratto di lavoro.

Alain Delambre è la voce della disperazione, il lamento dei vinti, il grido angosciante di chi sa cosa significa trovarsi in condizioni estreme e non sapere fino a quando resisterà a galla: «Per risalire la corrente ci vuole un’energia del diavolo. O bisogna essere pronti a morire».

È, ancora, la battaglia di un uomo che, saturo di risentimento e amarezza, con l’aggravante di un senso di umiliazione e ingiustizia, desidera riscattarsi e dare nuova dignità alla sua esistenza bruscamente appiattitasi.

Contemporaneamente Lemaitre mostra anche il volto di chi si trova dall’altra parte della barricata, di chi, essendosi votato al dio quattrino, non si fa scrupolo alcuno per imporsi e dominare, il volto di chi, sulla tragedia personale di un uomo, costruisce e scrive un caso mediatico ed editoriale che può avere un’unica sentenza:

«Il sistema scoraggia, demotiva e spinge a gesti estremi. Sensazione dei più deboli che solo i più forti possano uscirne.»

© Antonietta Florio

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...