Giancarlo Giuliani, Nero. Dramma in provincia

«Era spesso scostante ma, soprattutto, provava un forte astio nei confronti del mondo. Se il mondo la rifiutava, bene, lei avrebbe preso da sé quello che voleva. E nulla l’avrebbe fermata.» (G. Giuliani, Nero. Dramma in provincia)

Attento indagatore dell’intimo della natura umana, fine osservatore delle intenzioni che presiedono alle azioni, abile scrittore di scene dure e apparentemente prive di sentimento, Giancarlo Giuliani con Nero. Dramma in provincia scuote un’intera cittadina di provincia con una serie di efferati omicidi.

Indizio? Un bisturi. Piste da seguire? Nessuna. Il serial killer, impeccabile quanto insospettabile, è così accurato e metodico nell’agire da non lasciare traccia alcuna, creando non poche difficoltà alle forze dell’ordine, specie al Commissario Giorgi, per il quale il presente caso diventerà una vera e propria ragione (o tormento) di vita:

«Più volte aveva pensato di lasciare quel mestiere senza luce, ma ogni volta sentiva il bisogno di continuare, era come una droga, non c’era nulla da dire: era un poliziotto e lo sarebbe stato sempre.»

I personaggi che l’Autore ci svela pagina dopo pagina e che con pazienza certosina ci fa conoscere sono tutti ugualmente protagonisti, testimoni e rappresentanti letterari delle domande che imperversano nel nostro sottosuolo psichico, lo infiammano e trasformandosi poi in risposte inequivocabili e incontrovertibili esplodono in maniera imprevista. Le conseguenze sono altrettanto impreviste, oltre che temibili.

Se da una parte l’apparato narrativo di Nero costruisce un meccanismo tipico della giallistica e del thriller che ruota intorno al prototipo di una femme fatale che non si ferma davanti a nulla, dall’altra, la varietà dei tipi umani che in esso prende vita lo rende un romanzo lucido e disincantato e spietato proprio perché realista.

Una finzione letteraria, certamente, ma il movente delle esecrabili crudeltà non è del tutto fittizio, perché è il dolore a non essere fittizio, perché per quanto la vita sia diversa dalla letteratura, è in questa che l’angoscia e l’inquietudine trovano, per così dire, una forma, una spiegazione. Ecco il mysterium tremendum et fascinans dei libri, verso cui Marco, il protagonista (non unico), si sente spinto:

«Lettore instancabile e insaziabile, aveva riempito il proprio mondo di versi, di parole, di scenari nei quali la sua mente si lasciava trascinare come in un sogno meraviglioso.»

Il dolore, dicevamo. Sì, perché sotto la patina dell’indifferenza, dell’algida impassibilità e di un’aria tronfia e altera si cela un qualcosa di impercettibile in superficie, che non ha alcun contatto con la realtà, ma che in essa è profondamente radicato. Non è, badate bene, un tentativo di giustificazione verso chi commette gesti folli, ma empatia nei confronti di chi è incapace di costruirsi la propria vita e di chi «aveva deciso che non avrebbe mai più sofferto e aveva chiuso il proprio cuore ai sentimenti».

Accade al suddetto Marco, che ad un certo punto decide di cambiare completamente il proprio destino; accade a Gaia che con il destino ha un conto in sospeso; accade a Mara, pervasa da un forte senso di disperazione e di vuoto; e accade al Commissario Giorgi che, dal canto suo, non accetta lo strazio di un colpevole (uno?) che resta impunito:

«Ho trascorso tutta la mia esistenza cercando di fare quanto potevo per costruire almeno una porzione di mondo migliore di come l’avevo trovato. Arrendermi non è possibile, in nessun modo.»

Tutti si (ri)trovano a fare i conti con se stessi, con la loro drammatica solitudine e una dilaniante insoddisfazione personale. L’Autore assegna loro, e a noi lettori per loro tramite, l’arduo compito di leggerli e leggerci dentro, portando in superficie malesseri e contraddizioni, consapevolezze nascoste e mascherate da pseudo-certezze che ci aiutano a vivere, ad impegnarci a non essere manichei, perché le sfumature ci sono e, nel caso di Giorgi, bisogna stare sull’attenti per coglierle, seguendo il filo dell’intuizione.

La varietà dei tipi umani che s’incontra in Nero. Dramma in provincia, i casi delittuosi in cui ci si imbatte e l’impegno di assicurare i colpevoli alla giustizia non sono altro che la messinscena della tradizionale lotta tra il Bene e il Male, della guerra con se stessi prima ancora che con l’Altro e nelle quali il vincitore non è, né deve esserlo, dato per scontato.

Lettura consigliata!

© Antonietta Florio

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